Mese: maggio 2011

L’educazione in Giappone

[Articolo convertito, spostato ed aggiornato su: Albyphoto.it]

Quando sono andato in Giappone ero già “preparato” sulle azioni da evitare in pubblico o gesti che per noi possono sembrare normali ma che invece per un giapponese medio può esser considerato maleducazione. Non a caso infatti, se ad esempio andiamo in una qualsiasi località “occidentale” le regole da seguire sono generalmente sempre le stesse.

In Giappone le cose che invece per noi sembrano la normalità per loro sono un comportamento fastidioso. In ogni caso non è nulla di complicato e senza scendere troppo nei dettagli qua sotto sono elencati le principali azioni da evitare in un luogo pubblico giapponese:

  • Non fumare per strada. Può sembrare assurdo, sopratutto considerando che in quasi tutti i ristoranti o locali giapponesi è possibile fumare (persino negli internet cafe), ma per strada invece è assolutamente vietato. Il motivo non risiede nel fatto del fumo passivo (che a quanto pare è un problema che poco preoccupa i giapponesi) ma è principalmente dovuto al fatto che per strada c’è normalmente molta gente che cammina e quindi è facile scottare le altre persone con la propria sigaretta. Ci sono comunque delle zone predisposte per i fumatori: piccole stanze vicino alle stazioni oppure piccoli “parchi per fumatori”, quindi siete avvertiti, se fumerete per strada ed un poliziotto vi vedrà vi aspetterà una multa salata. In ogni caso il divieto esiste solo nelle grandi città, ma è comunque considerato maleducato fumare mentre si cammina.
  • Non soffiatevi il naso in pubblico: questa è una delle regole che quando l’ho scoperte sono rimasto basito… ma ragionandoci sopra in parte si può anche comprenderne il motivo. Se vi soffiate il naso mentre ad esempio siete sul treno, probabilmente tutti vi guarderanno male (ma con discrezione) e sicuramente non farete una bella figura. Non è raro vedere un giapponese che pur di non soffiarsi il naso “tirerà su” con impegno… non è certo igenico, ma paese che vai usanza che trovi. Se proprio dovete soffiarvi il naso andate in un bagno oppure fatelo con la massima discrezione attraverso un fazzoletto di carta, i fazzoletti di stoffa per tale utilizzo non sono ben visti.
  • Non baciatevi in pubblico ed evitate “effusioni”: se in Italia (o più in generale in Europa/Nord America) non più considerato come una cosa da evitare assolutamente in pubblico, in Giappone che su queste cose probabilmente sono ancora troppo ancorati con i modi di fare “antichi”, è considerato molto maleducato darsi baci passionali in pubblico, addirittura in alcuni casi non è nemmeno ben visto l’abbracciarsi o i baci sulla guancia… io comunque penso che questo modo di pensare vada ad eliminarsi nel giro di qualche decennio, sono sempre di più i giovani che “se ne fregano”, tanto che qualche anno fa era stata organizzata un iniziativa in cui alcune partecipanti baciavano sulla guancia i passati… un modo originale per rompere questo inutile tabù.
  • Se siete sul treno non rispondete al cellulare: se siete abituati a viaggiare in treno, probabilmente conoscete cosa accade certe volte in Italia… gente che parla, altri che urlano e persino gente che ascolta musica con il cellulare… bene, dimenticatevi tutto ciò:  in Giappone sul treno si fa pochissimo rumore, ma sopratutto è maleducazione rispondere al cellulare. Se all’improvviso suona spegnetelo e nel caso sia una cosa urgente (tipo di vita o di morte) rispondete tra una carrozza e l’altra per non disturbare gli altri passeggeri, dato che molti approfittano del viaggio per dormire beati.
  • Inoltre toglietevi lo zaino dalle spalle sul treno: questo è importante se c’è molta gente in piedi, quindi mettendovi lo zaino tra le gambe, occuperete meno spazio e farete un ottima figura… io purtroppo una volta non ho seguito questa regola ed ora capisco perché qualche anziano mi guardava “male! 😀

Queste sono le regole generali di comportamento per strada, in realtà ci sarebbero anche altri dettagli: come ad esempio la regola delle scale mobili (ho scritto un articolo su di essa), il fare la fila in qualsiasi situazione (dimenticatevi le classiche file ad imbuto all’italiana) e tante altre piccolezze che molte volte non si notano nemmeno, in ogni caso non arroventatevi il cervello per impararle a memoria, non tutti i giapponesi si aspettano che voi, turista, segua alla lettera ogni singola regola di galateo, cercate di fare come i giapponesi e se alla fine non seguite perfettamente ogni cosa, fregatevene… ma con cortesia 😉

A tavola il galateo è molto più complesso… ammetto di non essere una persona molto fine e che qui in Italia faccio tanti di quegli errori che a volte al ristorante le persone più “in” finiscono per guardarmi male, ma in Giappone le regole sono molto diverse, sotto diversi punti di vista… guardiamo le principali (senza scendere nei dettagli):

  • Non lasciate gli hashi (le bacchette) sopra il piatto; usate l’apposito appoggia-hasci (hashioki) accanto al piatto per posarle. Io questa regola l’ho scoperta solo adesso cercando in rete e guardate un po… è un errore che ho fatto spesso. In ogni caso non mi pare che qualcuno mi abbia insultato e quindi direi che non è nulla di grave 🙂
  • Un altra regola che forse ho trasgredito senza volerlo è: non alzare gli haschi oltre l’altezza della propria bocca… è considerato maleducato, ed appunto finché non lo si sa si è male-educati 😉
  • Evitate d’infilzare il cibo con gli hashi… forse ho fatto anche quest’errore, ma considerate che inizialmente non ero capace di usarle le bacchette e quindi è molto probabile che un giapponese vedendo un turista fare quest’errore faccia finta di non vedere.
  • E’ maleducato toccare più cibi dai piatti con le bacchette, soprattutto perché poco igenico… è una regola che comunque c’è anche in Italia.
  • Non lasciate gli hashi in posizione verticale (magari infilzati nel riso) questo gesto è considerato di cattivo presagio, dato che le bacchette ricordano gli incensi usati durante i funerali e nelle tombe nei cimiteri.
  • Non usate gli hashi con due mani (ma questo mi pare quasi ovvio).
  • Non indicate cose o persone con le bacchette, è molto maleducato farlo anche perché c’è il rischio di accecare qualcuno 🙂
  • In teoria per servirvi in tavola dovreste usare la parte opposta delle vostre bacchette… dico in teoria, perché è una regola che non è seguita da tutti, sopratutto se siete in compagnia di amici.
  • Evitate “d’imboccare” un altra persona con le bacchette (anche se la scena potrebbe essere romantica o comica, a seconda dei contesti).
  • Per i brindisi gridate insieme agli altri “Kanpai che equivale al nostro cin-cinin Giappone evitate di urlare cin-cin perché nella loro lingua è una parolaccia, che normalmente noi chiamiamo ca*zo 😀 (i giapponesi in Italia nei brindisi probabilmente rideranno come pazzi 🙂 ).
  • Se farete rumore mentre mangiate cose bollenti come il ramen sappiate che non è considerato maleducazione, ma oltre che un modo per gustare meglio il cibo (e raffreddarlo) è considerato anche come un apprezzamento del cibo che si sta mangiando.

Altre regole al di fuori del cibo, se andate in un Onsen (sono le terme in Giappone) dovete entraci nudi, lavarvi su un’apposita sedia, entrare in una vasca e poi dopo essere puliti potrete entrare nelle terme.

Sempre negli Onsen evitate di mostrare tatuaggi, malgrado di solito se vedono che siete stranieri lo possano accettare è sempre meglio coprirlo se andate in questi luoghi.

Prima di mangiare in compagnia di altri giapponesi dite: Ittadakimasu (si legge: Itadakimas) che equivale al nostro “buon appetito”… finito il pasto se dite “Goochisoosama” farete un bel figurone (singifica a grandi linee: “grazie per il pasto”) e probabilmente chi vi ha offerto il pasto vi risponderà: “osamatsusamadeshita” che è un modo per rispondere al ringraziamento del pasto.

Ci sono poi molte altre regole, ma in ogni caso siate spensierati e naturali e vedrete che non avrete problemi di nessun tipoio stesso ho fatto qualche errore (come entrare con le scarpe in un ristorante che richiedeva di esser senza scarpe…) ma dagli errori s’impara sempre ed in Giappone c’è sempre qualcosa da imparare.

Share

San Benigno Canavese

[Articolo convertito e spostato su Albyphoto.it]

San Benigno Canavese è il paese dove vivo e normalmente abito, si tratta di un borgo che dista circa 15/20 chilometri da Torino.

Con i suoi 5.692 abitanti è un paese che si trova esattamente tra due torrenti: l’Orco (nome che deriva “oro”, dato che nell’acqua sono presenti piccolissime pagliuzze d’oro) ed il Malone… tutti e due Torrenti che si riversano nel fiume Po dopo diversi chilometri.

La zona di San Benigno si basa molto sull’agricoltura, forte della sua vasta campagna e di zone coltivate, non mancano anche molti boschi in cui sono presenti anche un sufficiente numero di cinghiali.

Le zone vicino al fiume sono spesso frequentate da bagnati della domenica, ed inoltre è molto diffusa la pesca (è necessario licenza) nei pressi dei due fiumi, anche se purtroppo gli ultimi anni d’inquinamento hanno decimato la fauna acquatica in maniera non del tutto indifferente.

Per quanto riguarda il paese, l’elemento più importante è costituito dall’abazia di Fruttuaria, famosa in tutta Europa per il campanile risalente all’anno 1003 e la chiesa settecentesca che viene anche chiamata “piccola San Pietro” dato che ha fortissime somiglianze con la chiesa della Città Del Vaticano (somiglianza voluta dai suoi costruttori).

La chiesa originale oggi è visibile solo nelle fondamenta della chiesa attuale (le fondamenta sono visitabili), la prima pietra dell’abazia di fruttuaria risale al 1003 (ufficialmente il 3 Febbraio di quell’anno), da Guglielmo di Volpiano, una figura storica-religiosa, esperto in restaurazioni, famoso anche per aver restaurato importanti edifici religiosi in Francia e Piemonte. Fruttuaria è stata completata intorno al 1006-1007 e dopo circa vent’anni essa diventa sotto il controllo dello Stato pontificio. All’epoca la zona era scarsamente abitata in cui vennero attratte varie comunità dalle vicinanze per la costruzione dell’abazia. Con il passare degli anni la comunità divenne agricola e gestita dagli stessi Frati benedettini.

Il feudo di Fruttuaria ha avuto nel suo territorio anche le zone di Montanaro, Lomabardore, Feletto e Bosconero dove l’abazia aveva pieno controllo politico.

E’ nel 1770 che la vecchia abazia viene distrutta per lasciare spazio a quella attuale (in puro stile settecentesco), per mente degli architetti Quarini e Vittone.

Statua di Guglielmo da Volpiano.

Già nel 1368 San Benigno si estendeva in una vasto territorio circondato da un fossato ma non ancora da mura.

Le difese tramite mura vennero innalzate nel XV secolo tramite mura, cancelli, fossati a ridosso dell’abazia, sopratutto a causa dell’instabilità politica del periodo, portando la gente nello spostarsi al suo interno fino al 1600… secolo dove le persone tornarono lentamente ad abitare le aree esterne alle mura.

Il “La Drint” di San Benigno, uno dei resti delle antiche mura che circondavano il paese (1400)

Ancora oggi sono visibili i resti delle mura, come ad esempio il ricetto (chiamato dai paesani il “La Drint“) risalente al 1400 (vedi foto sopra) un altra torre vicino al comune ed altri resti meno evidenti.

Sono rimasti intatti anche gli assetti delle vie centrali, che ancora oggi hanno la stesse direzioni di 1000 anni fa.

Il ponte della ferrovia, l’unico che si è salvato dalla seconda guerra mondiale.

Nel 1711 il paese venne occupato dalle truppe del duca di Savoia ed infine nel 1741 esso passò sotto il dominio del ducato (fino ad allora era territorio dello stato pontificio).

La chiesetta di San Rocco, si trova isolata perché in passato venivano esiliati in questa zona chi era afflitto da malattie trasmissibili.

Guarda altre foto di San Benigno Canavese nella Photogallery

Scarica le foto di San Benigno Canavese in formato 3D

Share

Nuove foto caricate

Oggi ho fatto qualche scatto vicino all’aeroporto di Caselle, comunemente conosciuto come l’aeroporto di Torino. Non è un aeroporto molto importante, infatti sono pochi i voli internazionali che partono da questo posto, la maggior parte dei voli si dirigono verso Milano, Roma ed altre città della penisola italica.

Ho fatto alcune foto a due diversi aerei da questo preciso punto (se vi interessa fare foto agli aerei è una delle posizioni migliori).

Ecco le foto:

Sempre a Caselle Torinese ho fatto anche le seguenti foto che ho caricato nella Photogallery:

Anziano che lavora nel suo orto a Caselle, poco distante dall’aeroporto.

L’Aeroporto di Caselle Torinese.

Ho carica 10 nuove fotografie nella Photogallery, ma il vero lavoro sarà domani, dato che farò un reportage fotografico (quanto più completo) di San Benigno Canavese (il paese dove vivo)… a domani con nuovi articoli!

Share

Qualche foto ad un aliante

Mentre mi trovavo in cima al Monte Musinè lo scorso sabato (vedi articolo), ho fatto anche qualche foto piuttosto ravvicinate ad un Aliante che planava proprio sopra la mia testa.

Le foto le ho pubblicate in questa pagina della Photogallery, ma è possibile vederle anche in fondo a quest’articolo.

Non sono nulla di incredibile (almeno a mio parere), ma in attesa di nuovi articoli “corposi”, ho pensato di pubblicarle. Inoltre da oggi nella photogallery del blog è presente anche la sezione “aeroplani“.

Clicca sulle foto per vederle a risoluzione originale

Share

Salire sopra il Monte Musinè (Torino)

Nella giornata di sabato (21/05/2011) ho effettuato una “spedizione fotografica” diversa da quelle che normalmente mi tengono occupato qualche giorno alla settimana, sono salito a piedi sopra il Monte Musinè.

Qualche mese fa (dicembre) avevo scritto un semplice articolo su questo monte, raccontando in maniera marcata le sue caratteristiche misteriose ed affascinanti.

E’ il primo dei monti che fanno parte della Alpi ed il più vicino alla città di Torino. E’ alto esattamente 1150 metri ed offre il miglior paesaggio possibile dalla pianura torinese. Quando ci sono andato io purtroppo c’era una leggera foschia, è particolarmente consigliato salire sopra questo monte in giornate relativamente ventose e prive di nubi, per godere di panorami mozzafiato che permetteranno anche di vedere il Monte Rosa in lontananza, Superga e l’intera città di Torino.

Targhetta in cima al monte che aiuta l’osservazione del panorama.

Alcuni scorci del paesaggio che si osserva durante la camminata verso la vetta.

Per salire sopra il monte Musine esistono una grande moltitudine di sentieri, il più utilizzato e conosciuto è quello che parte dal campo sportivo di Caselette, un piccolo paese che si trova esattamente ai piedi di questo monte.

Difficoltà nel salire ed attrezzatura consigliata:

Il Monte Musinè non rientra tra le montagne più difficile da salire in Piemonte, anzi, a detta di molta gente più esperta di me in questo campo, il Monte Musinè è una meta che rientra nella gamma delle vette facili.
Ma non fatevi ingannare, per salire in vetta in un tempo non troppo lungo, bisogna avere un minimo d’esperienza delle camminate in montagna, ma sopratutto essere allenati a questo tipo di escursioni. Il sentiero che ho praticato io ha dei punti molti ripidi e franosi, in alcuni punti con semplici scarpe da ginnastica è piuttosto facile scivolare (usate scarponi da montagna), sopratutto nella discesa in cui è particolarmente consigliato usare uno o due bastoni per evitare di cadere.

Il sentiero ha un terreno argilloso e pietroso.

Segnalo anche la presenza di vipere, nei periodi caldi sono molto comuni in questa zona, mentre stavo ridiscendendo la montagna ne ho viste due che sono immeritatamente fuggite alla mia vista. In genere le vipere non sono pericolose, come quasi tutti i serpenti, preferiscono non correre il rischio di mordere se non sono costretti a farlo, quindi per evitare il rischio non toccate mai le pietre con le mani (cercate di non sedervi a terra), indossate calzini lunghi (anche se con il caldo è una tortura) e se volete anche dei guanti (ho visto un tizio che per salire indossava dei guanti da lavoro). Quindi se non volete correre nessun rischio è meglio andare nei mesi freddi, anche se le temperature d’inverno non sono per nulla piacevoli (come su qualsiasi monte).

Un tratto del sentiero, come si vede non è sempre “amichevole”.

Guida del percorso:

Parcheggiate la macchina nei pressi del campo sportivo di Caselette (ci sono chiare indicazioni per raggiungerlo) e dirigetevi in fondo al piazzale. In questo punto c’è una bella fontana, nel percorso non ci sono altre fonti idriche (tranne un altra poco distante, attraverso un sentiero sulla destra) quindi è altamente consigliato fare una scorta, valutando il personale fabbisogno ed il peso che siamo disposti a trasportare in spalle.
Dopo aver fatto scorta d’acqua, prendete la strada lastricata che si trova a sinistra ed iniziata ed iniziate ufficialmente la scalata!
La prima parte di strada è una Via Crucis che si snoda in circa cinque tornati e che porta al santuario di San Abaco (vedi le foto sottostanti).

La strada lastricata che porta verso il santuario.

Il santuario di San Abaco di Caselette

Per proseguire la scalata, prendete il sentiero che parte da dietro il santuario, iniziando una salita che durerà per tutto il resto dell’impresa, inizialmente sarete circondati da diversi alberi, poi inizierete una grande salita in una zona priva di alberi e dal terreno franoso, pietroso ed argilloso.
In alcuni punti il sentiero si divide in molte venature e sembra quasi confusionario, cercate di salire attraverso quello che vi pare meno ripido, in ogni caso è impossibile perdersi.
In alcuni punti il sentiero sembra diventare meno ripido, ma non fatevi ingannare, ci sono alcuni tratti che sono molto ripidi, che in taluni casi ci si può aiutare tenendosi ad una catena di ferro che è stato posta in loco per facilitare la scalata.

Raggiunto il traliccio ad alta tensione (vedi questa foto) considerate la vostra marcia a metà dell’opera… per salire sopra questo monte sono necessari un minimo di 45 minuti (per i più allenati) ad un massimo di 3 ore; io ci ho messo circa 2 ore e qualche minuto, ma considerate che avevo con me diversi chili di attrezzatura fotografica ed il treppiede 🙂
L’ultima parte è la più in salita, è il pezzo che più ho odiato, perché avevo una sete infernale, faceva un caldo terribile e la vetta sembrava che mi schernisse beffarda… ogni passo che facevo sembrava una marcia infinita, finché all’improvviso sono arrivato!

Sulla punta è posta un enorme croce i cemento, costruita all’inizio del ‘900 e restaurata circa 20 anni fa. Dalla vetta è possibile godere di un ottimo panorama e c’è persino gente che decide di montare una tenda sul posto per passare la notte nella speranza di vedere un UFO 🙂

Sulla croce è posta una targa che io trovo inquietante di stampo fondamentalista, mentre poco vicino c’è il mitico vertice trigonometrico che segna con fierezza il punto più alto del monte (1150 metri dal livello del mare).

Nella discesa, mi sono anche fatto male ad un piede per colpa di una pietra che scivolando è finita direttamente sopra il mio alluce, per fortuna nulla di grave.

In ogni caso c’è veramente tanta gente che sale sopra questa vetta, tra andata e ritorno ho incontrato almeno 40 persone ed una signora vedendomi stremato e completamente disidratato mi ha offerto una bottiglietta d’acqua 🙂 (esistono ancora le persone gentili 🙂 )

Monte tra miti e leggende…

E’ sicuramente un monte misterioso questo Musinè, forse anche solo per il suo aspetto lugubre ed ombroso, forse anche per i tanti alberi morti o per l’infestamento di vipere, ma in ogni caso nel corso dei secoli, il Monte Musinè non ha mai goduto di una buona fama, c’è chi dice che ancora oggi alcune sette eseguono antichi rituali nel cuore della notte, gli avvistamenti di strane luci nel cielo sono all’ordine del giorno e la presenza accertata di un misterioso campo magnetico “anomalo” non fanno che contribuire a renderlo sede delle nostre più antiche credenze. La tradizione di “monte magico” è molto diffusa, dato che anche in epoche antiche le leggende di streghe, spettri e demoni sopra questa vetta erano molto diffuse tra il popolo.
La cosa strana che ho riscontrato personalmente è il fatto curioso che sopra la cima non è possibile effettuare chiamate con il cellulare, il telefono segnava che il campo della rete era presente, ma provando a telefonare si scopre che non è possibile farlo… cosa curiosa, forse dovuta al tanto discusso campo magnetico anomalo, forse derivato dal fatto che in tempi antichissimi, questo monte era un vulcano.
Un altra caratteristica strana è la presenza di molte zone brulle e prive di alberi, altre zone rinsecchite o bruciate, c’è la possibilità che i misteriosi UFO che tanto contraddistinguono questo monte siano legati alla geologia… infatti trattandosi di un antico vulcano spento, non è da escludere che il calore nelle sue viscere possa ancora oggi causare forti pressioni interne facendo scavare al magma passaggi sotterranei e per colpa dei gas naturali possano comparire gli occasionali fuochi fatui che ogni tanto si sente parlare dai media a proposito di questo monte.

Insomma non si può escludere nulla, rimane il fatto che il monte Musinè è un mente affascinante e decisamente differente da qualsiasi altra montagnabuona scalata!

Il punto più alto del monte.

La croce di cemento in cima al monte.

Uno dei paesaggi che si possono osservare da sopra il monte.

Ho fatto molte altre fotografie che è possibile vedere dalla mia Photogallery

Guarda ulteriori foto del Monte Musinè e di Caselette da:

Share

Metropolita a Tokyo

[Articolo trasferito ed aggiornato su Albyphoto.it]

La metropolitana di Tokyo è sicuramente il più efficiente mezzo pubblico del mondo, se vi capiterà di dover girare per Tokyo, è il mezzo migliore, sopratutto perché è distribuita in maniera molto omogenea nella città ed i treni arrivano in continuazione.

Scarica gratuitamente la mappa della metropolitana di Tokyo

La prima volta che ho preso la metropolitana è stato il mio secondo giorno in Giappone, dovevo raggiungere una zona molto distante dal centro e per la prima volta avevo sperimentato quanto fosse relativamente semplice da usare. Per uno come me che non è assolutamente abituato a metropolitane complesse (a Torino c’è solo una linea della metro 🙂 ) come ad esempio quella di Londra, prima del viaggio in Giappone credevo che sarebbe stato un vero inferno avventurarmi in quel labirinto sotterraneo, ma invece, stupendomi anche parecchio, ho scoperto che usare la metropolitana a Tokyo (ed in generale in tutto il Giappone) è assolutamente naturale.

Foto: © Stefano Molinari

Ora analizziamo come funziona e vediamo alcune “nozioni” utili per usare al meglio la metropolitana di Tokyo:

– La metropolitana è operativa in orari ben precisi, inizia il suo lavoro circa alla 4:30 (se sbaglio correggetemi…), la linea Yamanote alle 06:00, mentre la chiusura in genere avviene intorno alla mezzanotte… l’orario di chiusura preciso varia a seconda della linea.
– All’entrata di qualsiasi stazione ci sono dei varchi, più comunemente chiamati “gate”, che sono dei piccoli cancelli dove bisogna inserire il biglietto o passarci sopra la SUICA per prendere il treno.
– Il costo del biglietto varia a seconda del chilometraggio, il costo lo si può vedere attraverso un enorme cartina della metro al di sopra delle macchinette, se però non volete complicarvi troppo la vita prendete un biglietto con il costo minimo (160 Yen) ed arrivati all’uscita della vostra stazione c’è una macchinetta chiamata “adjustament” che vi permette di aggiungere gli Yen che non avete impostato alla partenza. E’ possibile anche fare biglietti giornalieri (720 Yen) ma io li sconsiglio, perché quasi sicuramente ci perderete. Se usate la carta prepagata SUICA (che io consiglio) potete comodamente ricaricarla attraverso le macchinette all’entrata della stazione.
– I posti a sedere nella metro (d’inverno) sono riscaldati, un vero piacere per chiunque, mentre comunemente in estate è attiva l’aria condizionata.
– Come in qualsiasi posto al mondo è considerato educato lasciare il posto ad anziani, donne incinte, persone diversamente abili ecc…
– E’ considerato maleducazione fare casino sopra le carrozze, parlare al telefono, ascoltare musica ad alto volume ed in genere si viaggia in silenzio perchè c’è molta gente che approfitta della metropolitana per dormire.
– I nomi delle stazioni sono annunciate (normalmente) sia in Giapponese che in inglese, comunque se sbagliate stazione e dovete tornare indietro non uscite dai gate… altrimenti pagherete due volte.
– Mettetevi rigorosamente in fila ad attendere il treno in stazione prima di salire (se c’è altra gente, in ogni caso imitate quello che fanno i giapponesi).
– Non appoggiate lo zaino/borsa in un posto accanto al vostro e se c’è tanta gente tenetelo in modo da non dare fastidio (se siete in piedi toglietevelo dalle spalle, nel caso di molta gente).
– Non confondete la rete JR con la metropolitana, le linee JR sono di un altra compagnia differente.
– La Yamanote Line fa parte della ferrovia,  è un treno che viaggia all’esterno e gira intorno al centro di Tokyo. Passano circa 2.5 treni al minuto ed ricordarsi sempre che è una linea della JR e non della compagnia “Tokyo metro” (quindi se volete fare uno scambio dalla metro alla Yamote line, dovrete pagare qualcosa in più ed uscire attraverso il gate).
– La stazione di Shinjuku è la più grande al mondo e perdersi è la normalità (succede anche a giapponesi D.O.C.), passano oltre 3,5 milioni di persone al giorno, circa 150.000 all’ora.

Il modo più semplice per orientarsi in questo labirinto sotterraneo è avere con se una mappacliccando sul link sottostante è possibile scaricare gratuitamente una copia della mappa della metropolitana di Tokyo, essa include tutte le linee della compagnia “Tokyo metro”, la linea Yamanote e le principali linee della JR… escluse quelle meno importanti, che in ogni caso difficilmente ne avrete bisogno!

Scarica gratuitamente la mappa della metropolitana di Tokyo

Share

Videos, Slideshows and Podcasts by Cincopa Wordpress Plugin