Mese: marzo 2011

Caluso (TO)

Storia:

La posizione geografica di Caluso l’ha reso teatro di molti insediamenti umani, anche risalenti a molti secoli prima dell’anno zero. E’ stato soggetto ai Sassoni inferiori, romani, Eruli, Ostrogoti, Bizantini, Longobardi e infine i Franchi. Poi dopo lo sfaldamento dell’impero Carolingio arrivarono in successione vari re d’Italia… tanto che il feudo fu oggetto del potere di moltissime mani, fino ai Savoia che divennero i feudatari del borgo nel 1631 dove tra il passaggio continuo di tiranni e re nel 1869 i marchesi Alfieri di Sostegno, smembrano il feudo che venne venduto all’ingegner Pietro Spurgazzi che tramite gli eredi, nel 1951, Caluso diventa un comune.
durante la seconda guerra mondiale, Caluso subirà pesanti bombardamenti, Il 30 aprile 1945 fu soggetta ad un furioso bombardamento da parte dell’aviazione alleata, contro le resistenze dell’esercito nazista. Nel paese molti parteciparono nella lotta per la liberazione dai fascisti e per tale causa morirono molti cittadini.

Agricoltura:

Il particolare punto su cui è sorto Caluso (l’anfratto morenico d’Ivrea) permette la coltivazione di numerosi viti, che producono uno dei migliori erbaluce e passiti; un vino che ha una storia molto antica, le prime testimonianze di coltivazioni e viticulture nel territorio risalgono al 1606, lo stesso tipo di Erbaluce di Caluso, viene anche prodotto in varie zone del canavese mantenendo sempre lo stesso nome e seguendo un determinato standard di qualità, non a caso infatti, Caluso è sede dell’Enoteca Regionale del Piemonte.

Dati generali:

Caluso è un paese di 7.535 abitanti, situato nella zona del canavese nella provincia di Torino.

La superficie è di circa 39,53 km², la densità del borgo è pari a 190,61 ab./km².

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Fotografie:

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Shibuya

[Articolo trasferito, convertito ed aggiornato su Albyphoto.it]

Shibuya (渋谷区) è per convenzione il quartiere dei giovani. E molto facile da raggiungere da Shinjuku, è sufficiente prendere la JRline con la Yamanote line… in due fermate siete arrivati (in mezzo c’è la stazione di Harajuku).
Come mai viene chiamato quartiere dei giovani? E’ facile da capire… quando si cammina per le strade di questo quartiere è molto raro trovare persone anziane e la stragrande maggioranza delle persone ha meno di 40 anni. Questo è dovuto alla grande presenza di pub, locali e negozi; e sono proprio i tanti piccoli negozi d’abbigliamento a dominare la zona. Camminando per le strade è piuttosto comune venir fermati da qualche proprietario di qualche negozio d’abbigliamento, io avevo fatto due chicchere con un ragazzo d’origini africane che mi diede una dozzina di volantini del suo negozio.
Il punto cardine di questo quartiere è lo “Shibuya Crossing”, l’incrocio più famoso del mondo. Ogni giorno migliaia di persone lo attraversano ed andare in Giappone e non attraversare questo incrocio è quasi un crimine. Può sembrare stupido, ma è piuttosto emozionante da attraversare e vedere una massa enorme di gente che proviene dalla parte opposta.

Lo Shibuya Crossing di sera.

Se dovete incontrare degli amici giapponesi, con molta probabilità vi potrete dare appuntamento proprio in quest’incrocio… di solito vicino alla statua del cane Hachikō (ハチ公). Persino nella stazione c’è un uscita chiamata “uscita Hachikō”, quindi non è difficile da trovare… in ogni caso se avete dei problemi vi basterà dire: “Hachikō wa doko desu ka?” (letteralmente: dove si trova Hachikō?) e vedrete che chiunque ve lo saprà indicare facilmente.
Un centro commerciale famoso di Shibuya è lo Shibuya 109. E’ frequentatissimo dalle ragazze, sopratutto per la presenza di numerosi negozi di vestiti e gadget di tutti i tipi! E’ molto vicino dalla stazione.
A pochi minuti dallo Shibuya 109 si trova la zona dei love hotel di Shibuya… zona che viene chiamata love hotel hill. Infatti si raggiunge dopo una lieve salita; la trovai per caso la prima volta che vagai per Shibuya e posso confermarvi che è molto grande (sono diversi centinaia i love hotel).
Ovviamente è consigliato andare a Shibuya durante la sera, dove si trovano locali di tutti i tipi e per qualsiasi personalità, se siete da pub e birra ci sono molti posti interessanti da provare, poi c’è il Bunkamura un centro culturale che organizza concerti di musica classica e rock, dispone anche di una sala per i film, una galleria d’arte ed un teatro; un Tokyu Hands che è un grande negozio d’articoli per la casa e d’artigianato, tantissime sale di Pachinko, locali dove fanno musica di tutti i tipi, tra cui musica rock, latina, ska ecc. Se invece siete dei discotecari, a Shibuya sono molte le discoteche, sappiate che aprono alle 23 (di solito) e continuano per tutta la notte.

Se siete alla ricerca di un internet cafè a Shibuya andate al Gran Cyber Cafè Bangus, che si trova sotto il “Forever 21”, ma in ogni caso in giro per le strade ho visto diversi Mamboo!

Scorci di Shibuya nell’imbrunire della sera

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[Articolo revisionato il 16/07/2011 alle 15:24]

 

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Torino sotto le bombe (1940 -1945)

[Articolo aggiornato e trasferito su www.albyphoto.it/articolo/torino-sotto-le-bombe]

Una delle prime città d’Italia che sperimentarono la micidiale distruzione da parte di bombardamenti aerei fu Torino, già nella prime ventiquattro ore dall’entrata in Guerra da parte dell’Italia “Mussoluniana”.
Infatti fu subito guerra, nessuno tra la gente comune s’aspettava una situazione del genere, ma la risposta da parte della Francia fu veloce e decisa… da un lato l’Italia entrò in guerra dalla parte della Germania nazista, con la stupida presunzione d’essere tra coloro che avrebbero dominato il mondo e senza valutare i possibili effetti della sua entrata in guerra, Mussolini in un discorso aveva annunciato la dichiarazione di guerra, consegnata immediatamente a Francia e Gran Bretagna.
Immediatamente a questo folle gesto, non ci volle molto per le forse dell’aviazione inglesi far partire 36 aerei Whitley, far rifornimento di carburante nelle isole della Manica ed attraversare la Francia e le Alpi… ed attratti dalle istallazioni industriali di Torino dove poter iniziare i bombardamenti.
Inizialmente però non fu un vero successo, 23/36 aeri furono costretti a tornare indietro per colpa del cattivo tempo, ed uno addirittura precipitò in territorio francese. Di quelli che raggiunsero Torino, ebbero anche loro vari problemi che impedirono la possibilità di centrare gli obbiettivi originalmente previsti. Due o tre aerei raggiunse anche Genova.

Incursione del 13 Luglio 1943, via Cappel Verde, vicolo san Lorenzo angolo via Porta Palatina

1940, via Roma con i sacchi di protezione contro gli spezzoni incendiari.

1940, via Roma con i sacchi di protezione contro gli spezzoni incendiari.

Lo choc a Torino fu enorme, nessuno sapeva che cosa l’aspettava, malgrado i danni del primo attacco aereo furono piuttosto limitati.
Quasi tutti in Italia vivevano in una vitrea illusione… molti pensavano che la guerra non sarebbe mai arrivata in casa loro, altri immaginavano che sarebbe passato molto tempo prima che la conseguenza della dichiarazione di guerra potesse essere vista anche in Italia. Insomma, tutti speravano almeno nella possibilità di poter avere una sorta di annuncio, che informasse in anticipo del pericolo.
Ma le cose non andarono certo in quel modo: un diario di guerra del commando inglese annota: (ore 1:30 del 12 Giugno 1940) entrambe le città, quando arrivarono i bombardieri erano completamente illuminate, come in tempo di pace. Il rapporto, con il termine “due città” si riferisce a Torino ed a Genova, città che vennero bombardate in contemporanea.

1940, ricoveri di protezione antiaerea.

Nel caos dei bombardamenti di quella prima notte, c’è da denotare la presenza di un fuoco di sbarramento da terra, in cui vennero sparati, dalla prima legione della milizia di artiglieria contraerea, 863 colpi con i cannoni e 40.947 proiettili tramite le mitragliatrici da otto millimetri. Caddero anche molti aerei, uno in particolare cadde nei pressi di Le Mans che causò la morte dell’intero equipaggio, che sono da considerarsi i primi caduto inglesi nelle operazioni in Italia. Il primo attacco, che si svolte tra le ore 1:30 e le 2:15, fece 17 morti e 40 feriti nella sola Torino, causa anche del fatto che le sirene d’emergenza suonarono quando ormai erano inutili, cioè quando i bombardamenti erano già iniziati, non permettendo a tutti di mettersi in un luogo sicuro.
Le successive incursioni invece vennero prese precauzioni maggiori, con allarmi segnalati in anticipo (tramite anche l’utilizzo di sirene mobili) di una ventina di minuti, che fece in modo di diminuire le vittime civili.
Entro la fine dell’anno vennero effettuate altre otto incursioni ed i morti furono solamente 3 e 25 feriti. Ci furono anche vittime non direttamente collegate alla caduta delle bombe: per effetto delle schegge dell’artiglieria contraerea o a causa di imprudenza nel maneggiare ordigni inesplosi, a conti fatti si dovettero contare 11 morti e 21 feriti per tali motivi.
Se i danni materiali di questa prima fase di guerra a Torino, non furono molto significativi, non si può non tener conto dell’angoscia che viveva in mezzo alla popolazione, molti infatti erano i falsi allarmi, ben 33 volte suonarono le sirene nel periodo di 6 mesi del 1940, e solo 9 volte esse segnalarono un vero attacco; ci fu anche una notte in cui le sirene d’allarme suonarono due volte consecutivamente. Ciò è difficile da immaginare, ma immedesimandosi anche solo lontanamente, è possibile comprendere quanto erano logorati i nervi della popolazione di Torino (e non solo).
L’1 ottobre fu decretato il tesseramento delle sostanza grasse animali e vegetali, il 2 dicembre il razionamento venne esteso a pasta, farina, riso. In poche parole nei primi due anni dalla dichiarazione della belligeranza, la guerra fu sempre presente anche tra la quotidianità della popolazione. Infatti nei primi anni i bombardamenti non furono il fulcro delle difficoltà della città di Torino, in cui nel 1941 e ’42 furono quasi assenti. E’ quindi abbastanza normale pensare che molta gente sia stata portata a sottostimare l’importanza dei bombardamenti.
Furono in grossa parte le difficoltà quotidiane dei falsi allarmi a scuotere nei primi momenti i nervi dei cittadini.
Intanto aumentavano le restrizioni: il 7 Febbraio 1942 veniva decretata la riduzione del 35% dei consumi d’energia elettrica, il 3 Marzo toccava all’orario d’erogazione del gas ed infine l’11 novembre vennero soppresse le comunicazioni telefoniche interurbane e le spedizioni tramite ferrovia.
Ma la vera incursione iniziò nella notte del 18 Novembre 1942, che dopo alcuni attacchi subiti rispettivamente il 22 e 23 Ottobre, 77 aerei piombarono su Torino alle 21:30 e per due ore scagliarono sulla città ben 91 bombe dirompenti e diverse migliaia di spezzoni incendiari che (ovviamente) provocarono molti incendi, anche nel cuore della città. L’incursione non risparmiò nemmeno la fabbrica dei motori della Fiat. Anche questa volta, come nel principio della guerra, Torino si rivelò impreparata, Avvenne che la maggior parte di coloro che erano sfollati dalla città a seguito dei primi bombardamenti, aveva fatto progressivamente ritorno nelle proprie abitazioni, pensando che il peggio fosse ormai passato. Al contrario… quella incursione fu solamente l’inizio di una serie di bombardamenti ravvicinati. 6 raid nei successivi venti giorni hanno fatto piombare la città in un mare di fuoco e fiamme.

Incursione del 20 Novembre 1942, Via Duchessa Jolanda 38

Incursione del 20 Novembre 1942, Via Duchessa Jolanda 38

Questa incursione provocò ben 42 morti e 72 feriti, ma il peggio doveva ancora arrivare… due notti più tardi il primo attacco, una forza di 232 aerei: 86 Lancaster, 54 Wellington, 47 Halifax e 45 Stirling bombardarono la città con 177 bombe dirompenti e decine di migliaia di spezzoni incendiari. Per il Bomber Comand l’operazione fu denomina come: “un altro attacco coordinato da successo” il rapporto continua in questo modo: “la lista di 117 morti e 120 feriti, testimonia che molte bombe si abbatterono sull’abitato”, dalla protezione antiaerea furono abbattuti tre aerei: un Halifax, uno Stirling e un Wellington.
I bombardamenti continuano nei mesi successivi, con momenti di calma e nuovi attimi di paura. Nuovi attacchi tra novembre e dicembre 1942 colpiscono ancora maggiormente la zona industriale di Torino, dato che molte industrie erano occupate nella produzione di armamenti.
Nel 1943 la guerra in Italia prese una svolta differente, con la caduta del regime fascista ed il 12 Settembre dello stesso anno la liberazione del dittatore, portarono l’Italia ad una grande svolta dal punto di vista politico e militare.
A Torino i bombardamenti continuarono, tra il 4 Febbraio ed il 16 Agosto, furono in totale cinque e praticamente sono una continuazione delle azioni dell’anno precedente. Lo scopo di questi attacchi è evidente, recare il maggior numero di danni possibile e fare opera demoralizzante, senza dimenticare le strutture industriali che essendo sviluppate su larga scala, sono facilmente bombardabili.
Le incursioni del 1943, fino alla svolta dell’8 settembre, seguirono tutte lo stesso schema. Infatti dopo la svolta della caduta del regime, una parte del territorio italiano era a disposizione degli Alleati. I capi di stato maggiore si erano concordati che la RAF e l’Air Force americana operassero congiuntamente ed in modo complementare, per disorganizzare e se possibile distruggere il sistema economico, industriale e militare della Germania e dei suoi alleati. Si dividevano due teorie: gli inglesi erano sostenitori dei bombardamenti notturni, da indirizzare su zone prestabilite delle città, da colpire in modo indiscriminato; dall’altro lato, gli americani, sostenitori dei bombardamenti diurni, da eseguire su obbiettivi circoscritti, scelti precedentemente, in modo da infliggere il maggior danno possibile alla produzione bellica del nemico.

Alle 23:30 del 2 febbraio 1943 ci fu un nuovo attacco, composto da 188 aerei, di molti tipi differenti. 156 di essi riuscì a raggiungere Torino, che provocarono 29 morti e 59 feriti. Come succede praticamente sempre, la protezione aerea sottostimò pesantemente gli effetti inglesi, valutandoli a meno di un terzo di quelli reali. Non venne nemmeno denunciato l’abbattimento di alcun veicolo inglese, ma se si guardano i rapporti del Bomber Command, nell’azione andarono persi tre Lancaster.
Secondo i rapporti dell’epoca a riguardo degli attacchi di quel febbraio, la maggior parte dei danni si concentrarono nella striscia urbana che corre in diagonale da sud-est a nord-ovest, colpendo in due punti lo stabilimento della fiat Lingotto, altri sette fabbricati industriali e distrutti dagli incendi diversi edifici di varia natura. Nel corso dello stesso raid, bombe ad alto potenziale raggiunsero anche i centri periferici di Grugliasco e Rivoli.
Sino al 4 Febbraio 1943, le vittime furono piuttosto contenute, tenendo conto dei massicci attacchi, che in totale erano stati 22: con 558 morti e 563 feriti, le devastazioni delle strutture invece era molto più massiccia.
La vita nella città cercava di rimane il più possibile vicino alla normalità, a cominciare dai cinema, che malgrado l’orario ridotto (ultimo spettacolo alle 21) erano ancora in uso, le scuole intanto riaprirono il 15 Febbraio (erano state chiuse dal novembre 1942) ed il campionato calcistico, seppur con molti limiti, andava avanti… il 25 Aprile il Torino vinse contro il Bari 1-0, conquistando il secondo scudetto.
I successivi quattro mesi furono forse tra i più tranquilli, perché non vi furono nuovi attacchi in quel periodo.
Il 13 Luglio un nuovo attacco, ruppe l’illusione di normalità, con il bombardamento più grave in assoluto: una massa imponente di bombardieri, che la protezione antiaerea valutò un numero di 250, che in realtà era solo un pallido numero rispetto al quanti erano realmente.Furono 413 le bombe dirompenti scaricate sulla città e decine di migliaia i mezzi incendiari. Conseguenze: 792 morti e 914 feriti, sopratutto per il fatto, che l’incursione non venne annunciata con alcun preallarme. Le sirene suonarono nel momento in cui le bombe stavano già cadendo sulla città.
Uno degli episodi più dolorosi di quella notte è avvenuto nella chiesa della Madonna di Campagna, nel cui scantinato si era rifugiato un gran numero d’abitanti della zona, fiduciosi che l’edificio, per via della sua sacralità, sarebbe stato risparmiato dalle bombe. Invece, una bomba di grosso calibro la centrò in pieno, distruggendola completamente… solo pochissime persone furono estratte ancora vive dalle macerie. Anche in altre cantine in giro per la città ci furono vittime per motivi simili… come conseguenza dell’impiego di bombe ad alto potenziale. Non fu nemmeno risparmiato il cimitero della città, che venne colpito da diverse bombe.
Il 25 luglio però l’atmosfera cambiò… finalmente cadeva Mussolini e come in molte città italiane, nella strade una grande esultanza vagava senza meta… perché una notizia di questo tipo poteva significare la fine della guerra. Cadevano i simboli del regime e la sede del partito nazionale fascista (palazzo Campagna) venne dato alle fiamme; il busto di bronzo di Mussolini venne trascinato con una corda per le strade da una folla in festa… ma il giorno successivo la festa finì, perché l’Italia non sarebbe uscita dalla guerra.
Ma il desiderio di liberare l’Italia albeggiava ormai da molto tempo nella mente di molti. Così ora quei reliquari che per anni avevano oppresso la mente del popolo, non c’era più per le strade della città, la gente forse si sentiva più libera… anche se poi quei simboli sarebbero ritornati per qualche altro tempo, quando il vento del fascismo sarebbe ritornato.
Intanto nell’Agosto altri attacchi puniscono ancora la città (7 e 8 agosto) con 20 morti e 79 feriti.
Genova che non smise mai di subire attacchi aerei (come Torino), vennero distrutte 10 chiese, il teatro Carlo Felice ed altri palazzi storici. Milano venne distrutta La Scala, devastazioni nel quartiere Brea e del teatro dei Filodrammatici.
Incursione del 13 Luglio 1943, il campo del Torino in via Filadelfia

Incursione del 13 Luglio 1943, il campo del Torino in via Filadelfia

La notte del 12 e 13 Agosto, una formazione di 504 aerei si dirigeva a Milano, altri 152 veivoli erano in rotta verso Torino. Tra le 0:36 e 1:36 ebbero sganciato 243 bombe che provocarono 18 morti e 83 feriti. Vennero anche danneggiati (in maniera non troppo grave) Palazzo Carignano e Palazzo Madama. La biblioteca civica invece fu completamente distrutta, ma inaspettatamente fu possibile recuperare tutti i testi che erano conservati negli scantinati (perché conservati in scaffali metallici).
infine nella notte del 16 e 17 agosto, un ultimo raid di 154 aerei (gli stessi dell’attacco precedente) concludeva gli attacchi dell’aviazione inglese alle città italiane. Non risultò eccessivamente grave come gli attacchi precedenti, nonostante le 218 bombe dirompenti. I morti furono 5 con 56 feriti portando il numero delle vittime intorno ai 1393.
Lentamente la città tornò alla normalità nei mesi seguenti, il servizio postale venne reso di nuovo operativo e le sessioni d’esami dell’università vennero riaperte, mentre la distribuzione del gas continuò ad avere delle serie difficoltà. L’8 novembre ricominciò regolarmente l’anno scolastico… che però venne infranto con un nuovo bombardamento quello stesso giorno alle 14:20.

Incursione del 7 agosto 1943, monumento equestre di Emanuele Filiberto in mezzo ai danni del bombardamento

Incursione del 7 agosto 1943, monumento equestre di Emanuele Filiberto in mezzo ai danni del bombardamento.

La svolta decisiva della guerra si verificò durante l’estate del 1943, con un cambiamento radicale della strategia dei bombardamenti.
Il 10 Luglio di quell’anno gli Americani sbarcarono in Sicilia, la quinta armata era sbarcata a Salerno, da dove si sarebbe mossa per liberare Napoli il 1° ottobre.
Gli inglesi e gli americani si divisero i compiti: agli inglesi toccò la missione di bombardare prevalentemente le città e le installazioni tedesche, più vicine alle loro basi; gli americani avevano la stessa missione, da svolgere però in Italia e Francia (dato che gli Stati Uniti avevano base in Nord Africa).
La nuova strategia inoltre non prevedeva l’uso di spezzoni dirompenti, ma solo l’utilizzo di bombe, sganciate in un momento, per poi abbandonare l’area immediatamente, con incursioni diurne, veloci e contro ogni preavviso.
Questo tipo di incursioni continueranno nell’autunno-inverno del 1943, ed altre sei durante il 1944, fino ad esaurirsi nell’agosto dello stesso anno, quando inizierà la fase finale della campagna aerea, con nuove caratteristiche.
La guerra continuava aspramente quando finalmente arrivò l’anno 1945.
La prima incursione di quell’anno avvenne il 3 Gennaio, in soli due minuti, fra le 11:44 e le 11:46 cinquantanove B-17 rovesciarono sull’area dello scalo 684 bombe da 500 libbre, per un totale di 171 tonnellate di esplosivo. Ma per gli aviatori americani l’avvicinamento a Torino non fu indolore, in quanto dovettero affrontare un reparto di caccia dell’aviazione repubblichina, che riuscì ad abbattere tre P-38 di scorta alla formazione di bombardieri, mitragliandone diversi.
Fu il 29 Marzo che gli americani tornarono in forze a bombardare l’area di Torino-smistamento, per cercare di annientare gli scali ferroviari che portarono un centinaio d’arerei a sganciare 857 bombe dirompenti, aprendo moltissimi crateri nell’area della ferrovia.
Furono altrettanto enormi le devastazioni nello stabilimento RIV, quello del Lingotto e la fabbrica di motori per l’aviazione (Fiat-avio). Ma sopratutto, l’attacco del 29 marzo provocò il collasso definitivo della struttura industriale del Lingotto, che subì ripetuti crolli.

bombardamento dello stabilimento, dettaglio ingrandito.

bombardamento dello stabilimento, dettaglio ingrandito.

Estate 1943, stabilimento Fiat-Mirafiori si scende nei rifugi sotterranei

Estate 1943, stabilimento Fiat-Mirafiori si scende nei rifugi sotterranei.

Di fatto, il nodo ferroviario di Torino-smistamento rappresentava l’obbiettivo più importante, in quest’area di guerra, con l’intento di disarticolare e (se possibile) interrompere i collegamenti fra le varie parti del territorio ancora sotto controllo tedesco.
Per questo motivo, dopo altri numerosi attacchi in diverse zone della città (anche limitrofe), alle 13:20 del 5 Aprile 1945, una piccola formazione di 32 velivoli, in otto minuti fece cadere nell’area del nodo ferroviario, circa 135 bombe dirompenti… furono 70 i morti e 128 i feriti, colpendo anche case operaie, le fabbriche dei cuscinetti a sfera (ormai fuori uso) e due dei principali ospedali cittadini. Le vittime ci furono anche per la noncuranza con cui i cittadini (ormai stanchi) subivano le incursioni, segno di una assuefazione dovuta ad una nuova “normalità” ed una sorta di rassegnazione verso un destino che diventa ogni giorno più evidente.
Rimaneva solo da colpire le officine di Mirafiori, fino a qual momento quasi intatte… l’obbiettivo era più che ovvio, dato che in quelle officine producevano motori per aerei e carri armati, autocarri a 4, 6, 8 ruote e macchine utensili. per Mirafiori furono utilizzati sessantatré B-24 con 153 tonnellate di esplosivo per mettere fuori uso le linee di montaggio (alle 10:55 del 22 Giugno 1944).
Il 18 aprile fu il turno delle “classi lavoratrici” che proclamarono lo sciopero generale, nel corso del quale venne ucciso l’operaio Antonio Banfo, morte provocata per mano fascista.
I mitragliamenti si susseguivano incessantemente. Fra il 20 e il 24 Aprile si registrano ancora altre cinque incursioni… quando il 25 Aprile venne liberata Torino e, con essa, la fine della guerra e dei bombardamenti.

6 Maggio 1945, sfilano i partigiani che hanno partecipato alla liberazione di Torino

6 Maggio 1945, sfilano i partigiani che hanno partecipato alla liberazione di Torino.

3 Maggio 1945, le truppe alleate entrano a Torino

3 Maggio 1945, le truppe alleate entrano a Torino.

Panoramica dei danni dal novembre all'8 dicembre 1942

Panoramica dei danni dal novembre all’8 dicembre 1942.
Materiale prelevato da diverse fonti storiche. E’ possibile utilizzarlo liberamente citando la fonte e comunicandomelo tramite mail. Nel caso notiate la presenza di errori vi chiedo gentilmente di segnalarmeli, sono possibili aggiornamenti.
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Torino – Galleria Subalpina

[Articolo aggiornato, modificato e trasferito su: www.albyphoto.it/articoli/galleria-subalpina-torino]

La galleria Subalpina è una delle più belle gallerie che ci siano nella città torinese. E’ piuttosto famosa in giro per il mondo, trovandosi in una posizione molto centrale, infatti questa galleria collega Piazza Castello (la piazza più importante della città) con Piazza Carlo Albero.
Progettata da Pietro Carrera nel 1873, è stata inaugurata esattamente il 30 Settembre del 1874.
Si tratta di una galleria prettamente commerciale, al suo interno si trova un caffè storico, un cinema, una galleria d’arte, una libreria d’antiquariato ed un sushi bar.
Da come potete vedere dalle foto sottostanti non è molto grande, infatti misura all’incirca 50 metri di lunghezza, 14 metri di larghezza e 18 metri d’altezza.
Fu costruita dalla banca industriale Subalpina, da cui prende il nome la galleria.
Lo stile della costruzione è prettamente rinascimentale con elementi derivanti dal barocco. Quando Torino era ancora la capitale d’Italia, questo spazio era utilizzato dal Ministero delle finanze, poi quando la capitale passò a Firenze, venne aperta al pubblico come spazio di passaggio, come lo è ancora oggi.

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Lombardore (TO)

[Articolo modificato, aggiornato e trasferito www.albyphoto.it/articoli/lombardore]

Lombardore è un piccolo paese posto a circa 16 Chilometri da Torino (in linea d’aria). Gli abitanti di questo luogo ammontano a 1511, la densità di abitanti per Km² è di 126, coprendo una superficie di 12 Km².
Tra i luoghi d’interesse di quest’area, c’è un importante autodromo conosciuto in tutta la regione. Inoltre è interessante la “zona” di Lombardore posta sopra ad un’altura, in cui è conservata la sua struttura difensiva originale, di evidente nascita medioevale. Lombardore in periodo medioevale faceva parte del feudo di Fruttuaria, un abazia posta San Benigno Canavese, un paese posto a pochi chilometri di distanza.
In epoca recente il paese si è espanso con la costruzione di nuove abitazioni, sopratutto nell’area al di sotto dell’altura del centro paese, che ha portato ad un aumento demografico notevole, considerando che nel 1961 gli abitanti era all’incirca 852.

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150 anni dell’unità d’Italia a Torino

Oggi mentre mi trovavo a Torino ho fatto qualche foto in Piazza Castello, dove il presidente della repubblica Giorgio Napolitano si è recato al Teatro Regio, dove egli ha poi tenuto un discorso al suo interno.
Ho fatto qualche foto per l’occasione:

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[Articolo revisionato il 26 Settembre 2011]
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