San Benigno Canavese

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San Benigno Canavese è il paese dove vivo e normalmente abito, si tratta di un borgo che dista circa 15/20 chilometri da Torino.

Con i suoi 5.692 abitanti è un paese che si trova esattamente tra due torrenti: l’Orco (nome che deriva “oro”, dato che nell’acqua sono presenti piccolissime pagliuzze d’oro) ed il Malone… tutti e due Torrenti che si riversano nel fiume Po dopo diversi chilometri.

La zona di San Benigno si basa molto sull’agricoltura, forte della sua vasta campagna e di zone coltivate, non mancano anche molti boschi in cui sono presenti anche un sufficiente numero di cinghiali.

Le zone vicino al fiume sono spesso frequentate da bagnati della domenica, ed inoltre è molto diffusa la pesca (è necessario licenza) nei pressi dei due fiumi, anche se purtroppo gli ultimi anni d’inquinamento hanno decimato la fauna acquatica in maniera non del tutto indifferente.

Per quanto riguarda il paese, l’elemento più importante è costituito dall’abazia di Fruttuaria, famosa in tutta Europa per il campanile risalente all’anno 1003 e la chiesa settecentesca che viene anche chiamata “piccola San Pietro” dato che ha fortissime somiglianze con la chiesa della Città Del Vaticano (somiglianza voluta dai suoi costruttori).

La chiesa originale oggi è visibile solo nelle fondamenta della chiesa attuale (le fondamenta sono visitabili), la prima pietra dell’abazia di fruttuaria risale al 1003 (ufficialmente il 3 Febbraio di quell’anno), da Guglielmo di Volpiano, una figura storica-religiosa, esperto in restaurazioni, famoso anche per aver restaurato importanti edifici religiosi in Francia e Piemonte. Fruttuaria è stata completata intorno al 1006-1007 e dopo circa vent’anni essa diventa sotto il controllo dello Stato pontificio. All’epoca la zona era scarsamente abitata in cui vennero attratte varie comunità dalle vicinanze per la costruzione dell’abazia. Con il passare degli anni la comunità divenne agricola e gestita dagli stessi Frati benedettini.

Il feudo di Fruttuaria ha avuto nel suo territorio anche le zone di Montanaro, Lomabardore, Feletto e Bosconero dove l’abazia aveva pieno controllo politico.

E’ nel 1770 che la vecchia abazia viene distrutta per lasciare spazio a quella attuale (in puro stile settecentesco), per mente degli architetti Quarini e Vittone.

Statua di Guglielmo da Volpiano.

Già nel 1368 San Benigno si estendeva in una vasto territorio circondato da un fossato ma non ancora da mura.

Le difese tramite mura vennero innalzate nel XV secolo tramite mura, cancelli, fossati a ridosso dell’abazia, sopratutto a causa dell’instabilità politica del periodo, portando la gente nello spostarsi al suo interno fino al 1600… secolo dove le persone tornarono lentamente ad abitare le aree esterne alle mura.

Il “La Drint” di San Benigno, uno dei resti delle antiche mura che circondavano il paese (1400)

Ancora oggi sono visibili i resti delle mura, come ad esempio il ricetto (chiamato dai paesani il “La Drint“) risalente al 1400 (vedi foto sopra) un altra torre vicino al comune ed altri resti meno evidenti.

Sono rimasti intatti anche gli assetti delle vie centrali, che ancora oggi hanno la stesse direzioni di 1000 anni fa.

Il ponte della ferrovia, l’unico che si è salvato dalla seconda guerra mondiale.

Nel 1711 il paese venne occupato dalle truppe del duca di Savoia ed infine nel 1741 esso passò sotto il dominio del ducato (fino ad allora era territorio dello stato pontificio).

La chiesetta di San Rocco, si trova isolata perché in passato venivano esiliati in questa zona chi era afflitto da malattie trasmissibili.

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